Il Cile di Piñera: una nazione macchiata dai delitti

Presidio sotto l’Ambasciata cilena a Roma per i diritti del popolo Mapuche

In Cile c’è un popolo, quello dei Mapuche, che continuamente viene oppresso nei suoi diritti fondamentali. Da anni le popolazioni native, le più colpite dall’estrattivismo capitalista e dallo sfruttamento inumano delle loro terre, dalle quali vengono sradicate, si trovano a lottare contro i governi che via via si succedono.

Lo scorso 16 ottobre, a Roma sotto l’Ambasciata cilena, si è tenuta una manifestazione organizzata dalla Rete Internazionale contro il Governo estremista, neoliberista e repressivo del presidente Sebastián Piñera. Un evento in difesa del Popolo Mapuche, servito per lanciare un appello allo Stato italiano e allo Stato cileno affinché non continuino più le vessazioni e le discriminazioni contro il popolo dei nativi.

Anche Our Voice, il movimento culturale e internazionale artistico, era presente all’evento facendo sentire la propria voce di denuncia contro questa ennesima ingiustizia perpetrata contro il popolo cileno.
“Io voglio parlare a quella bandiera – ha detto il giovane attivista Jamil El Sadi Una bandiera che è sporca di rosso del sangue dei ragazzi che sono miei coetanei. C’è stato un ragazzo di 21 anni ammazzato in Cile per chiedere libertà, per chiedere i diritti fondamentali dell’uomo”.
“La nota di Amnesty International ha detto una cosa molto chiara”, ha spiegato il giovane, “si sono verificate violazioni dei diritti umani, della tutela delle persone e dei manifestanti.
Ha poi ricordato come “sono stati sparati oltre 104.000 tra proiettili convenzionali, di gomma e altre munizioni, causando feriti ogni giorno, incuranti del fatto che le loro azioni potevano costituire azioni criminali, e i loro superiori ne erano al corrente”.

Tale sistema utilizzato contro il popolo non è niente meno che una strategia di terrorismo psicologico e armato che purtroppo ricorda il triste periodo della dittatura del generale Pinochet. Le proteste vengono represse e criminalizzate e gli assassini, le torture e gli arresti sono all’ordine del giorno. Ad oggi ci sono 2.500 prigionieri/e politici/e di cui si richiede l’immediata scarcerazione o lo spostamento ad una detenzione domiciliare.

In Cile evidentemente le forze dell’ordine non proteggono, ma ammazzano, come nel caso del ragazzo 16enne scaraventato giù da un ponte da un Carabinero (i Carabineros de Chile sono la forza di polizia e gendarmeria nazionale del Cile) che ora è accusato di tentato omicidio. Questo rappresenta solo uno dei tanti casi verificatosi durante la pseudo democrazia del governo Piñera, che viola quotidianamente i diritti della popolazione e dei popoli originari, impegnati costantemente nella lotta per la difesa dei territori ancestrali. Sono tantissimi in effetti i prigionieri politici Mapuche dislocati nelle diverse carceri dove si sta mettendo in atto un vero e proprio sciopero della fame.

La condotta del governo Piñera è discutibile anche dal punto di vista del diritto d’espressione politica, infatti è ormai risaputo che durante il suo mandato sono stati incarcerati per motivi arbitrari, dissidenti politici, manifestanti e in alcuni casi ci sono stati anche episodi di persone letteralmente sparite. Tutto questo accade purtroppo sotto il complice silenzio dell’intera comunità internazionale.

Il giovane attivista guardando le bandiere del popolo cileno, del popolo Mapuche e del popolo italiano si è rivolto direttamente al presidente cileno Sebastián Piñera, dicendo: “Si ricordi che se non ci sarà una giustizia penale, della Corte internazionale, delle corti europee e di qualsiasi altro tribunale del mondo, si ricordi che c’è una giustizia più grande e lei andrà a pagare pegno per quello che ha fatto come ha pagato Pinochet. Se lo ricordi”.

Articolo AntimafiaDuemila

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